Ridley Scott/ Blade Runner, (1982) – Approfondimento

Tutto pare iniziare da Blade Runner, il genere cyberpunck muove così le sue prime mosse cinematografiche e crea una tra le più superbe icone della cinematografia, molti critici ritengono che Ridley Scott si ispirato al romanzo di Gibson Negromante, altri al romanzo Il cacciatore di androidi, di Philip K. Dick: Blade Runner è un film di fantascienza del 1982, diretto da Ridley Scott e interpretato da Harrison Ford, Rutger Hauer, Sean Young, Edward James Olmos e Daryl Hannah.

blade-runner-foto1Aldilà di quella che può essere un mero e breve riassunto, se ne trovano di molto ben fatti sui più noti siti specializzati compresi di commenti ben all’altezza dell’articolista, per cui noi qui muoviamo il nostro testo su altro genere di riflessione più orientata alla Semiologia e alla Filosofia, ben conscio di tutti i miei limiti essendo io all’origine sostanzialmente un tecnico e non un liceale. Le mie mosse quindi provengono da un versate piuttosto innovativo, quello dell’utente esperto di tecnologie che va verso la riflessione culturale e sociale, in definitiva esistenziale quando ci si spinge ad indagare l’ontologia stessa dell’uomo e epistemologia del sapere verso scenari innovativi ed inediti.

Dunque ecco una prima domanda: cosa succede se l’uomo costruisce androidi e inizia con loro una nuova convivenza, sia pure inizialmente in un luogo circoscritto come un ‘mondo lontano’ o semplicemente immerso in uno scenario artificiale come un ‘holodesk’, intendendolo come un ritaglio di questo stesso mondo? Il film pare orientato a indagare questo quesito dall’importanza filosofica straordinario e fa emerge lo sfasamento emotivo del protagonista specializzato nel dare la caccia ed eliminare gli androidi difettosi. Rick Deckard, interpretato da un giovane Harrison Ford, finisce senza quasi rendersene conto nella rete, abituato a individuare tra le macchine umanoidi a dir poco perfette quelle che mostrano apparenti difetti emozionali, quindi si innamora dell’ultimo modello di un androide inconsapevole della sua entità, Rachel (Sean Young) va in crisi nel momento stesso in cui inizia a sospettare, senza peraltro credere nelle prime avvisaglie di Deckard, di essere nient’altro che una replica tecnologica di una donna e che la sua stessa personalità è costruita artificialmente in laboratorio con tanto di ricordi. Potremmo qui indagare anche se tale personalità sia frutto del desiderio dell’uomo per una donna a lui asservita o no. Ma rimaniamo al paradigma proposto dal film, i sentimenti dell’androide sembrano autentici, la voglia di Rachel (Sean Young) di aggrapparsi alla vita pare avere una speranza di felicità nel futuro, tra l’altro incerto in quanto una differenza con l’uomo è la data di scadenza della loro bio-artificiosità, nel momento in cui le certezze di Deckard iniziano a vacillare provando emozioni e poi veri sentimenti per lei, specie dopo che Rachel già ha salvato la vita. Quale il confine tra sentimenti dell’uomo verso la donna e l’umanità e i sentimenti dell’uomo e dell’umanità verso le tecnologie e le loro intelligenze artificiali?

blade-runner-foto2I temi da indagare sono tanti e abbiamo già introdotto anche la riflessione tra tecnologie enormemente evolute e pensate come protesi e quelle ideate come antagoniste. Rachel è quindi protesi o antagonista di Deckard? Più in fondo possiamo forse ipotizzare anche, traslando i concetti, se la riflessione di Scott sia verso la felicità, che è qui proposta su un versate maschilista, con una donna (Rackel) la cui intelligenza sia asservita all’uomo o altera a questo. La risposta di Scott pare ovvia, nella scelta di dare una speranza a Deckard di felicità, che forse così può vivere finalmente la sua unica esperienza sentimentale. Il sentimento tecnocratico di Scott ed il suo ottimismo per la convivenza verso le bio-macchine è tanto forte quanto almeno quanto è debole la sua convinzione che la felicità piena dell’umanità, cioè tra l’uomo e la donna, possa esprimersi nell’antagonismo convergente tra soli umani.

Dunque l’uomo ha bisogno di credere di poter plasmare con successo il mondo emotivo ed emozionale, come se dovendo curare anche la sua anima dovesse ricorrere a qualche forma di protesi intelligente che possa surrogare superandoli gli handicap emozionali come già fa con il suo corpo a livello biologico. Il futuro si prospetta dunque costellato di protesi ti tipo sia hardware che software fusi in un’attraente figura umanoide. E questo è un mito già indagato da Fritz Lang in Metropolis, con il robot-personaggio Maria.

Vi è chi sostiene che sia ispirato al romanzo Il cacciatore di androidi, di Philip K. Dick, e molti altri lo collegano anche a Gibson, ed al suo romanzoNegromante che da inizio al genere cyberpunk. Mondi irreali, poca o niente vegetazione, tecnologie innestate direttamente sul sistema neurologico, intelligenze che si muovono in un mondo post atomico in cui la ricerca di energia, in particolare per far movere le ultime automobili rimaste, su senari apocalittici dalle tinte surreali e incredibili.

Blade Runner è cult-movie da non perdere, un tassello di snodo della cinematografia mondiale che pone prepotentemente riflessioni filosofiche: può un umano provare sentimenti per una macchina, anche molto sofisticata come un androide che non sa di esserlo?

Un quesito proposto al pubblico futuristicamente nel 1982, ma che appare oggi un rovello su cui soffermarsi per tentare di delineare nuovi limiti ad una nuova etica dettata dalla interazione sempre più sofisticata tra uomo e macchina, tra uomo e intelligenza artificiale, tra uomo utente e uomo programmatore, ma anche tra uomo utente e donna programmatore che apre le riflessioni di tipo gender sulla leadership del team di programmazione-produzione, in definitiva l’indagine bioetica dovrebbe coinvolgere produttori sempre più spinti oltre i limiti di un’etica dell’esistenza umana e consumatori sul baratro dell’incognita biotecnologica.

Prof. A. Conte


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Titolo: BLADE RUNNER
Data di uscita: 14 ottobre 1982 (Italia)
Regista: Ridley Scott
Durata: 1h 57m
Scritto da: Philip K. Dick
Genere: Fantastico
Cast:
Harrison Ford (Rick Deckard)
Rutger Hauer (Roy Batty)
Sean Young (Rachael)
Daryl Hannah (Pris),
Edward James Olmos (Gaff)
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